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sabato 9 febbraio 2013

Viaggio sull'onda dell'immaginazione.(5).



       Sulle ali  della fantasia mi lascio poi trasportare su un'altra terra nordica, che mi sommerge in un acquario di parole.















 Dorothy Livesay


      "Acquario di parole che riannoda la particolare esperienza canadese all'immaginario universale, che è l'illimitatezza dell'oceano.
Acquario di parole che riconosce al suo grande fiume - il San Lorenzo -la prerogativa di unire senza possibilità di errore la nazione canadese.
Acquario di parole che rappresenta in modo non equivoco come l'immaginario nazionale sia legato alla psicologia dell'acqua e come, nell'acqua, prenda forma anche il rito dell'amore"[1]-
  A Sechelt[2]
Il mare è la nostra stagione; né notte né giorno,
né autunno né primavera, ma questa incostanza
che pure è continente: questo completo
movimento organico, oceano della nostra mente
illimitato come la portata del pensiero, eppure chiuso
fra strette spiagge, promontori
che l'accettano in silenzio, l'orecchio alla terra
forma una conchiglia concava sulla sabbia
per udire il brusio del mare mentre ingrana la marcia
spumeggiando le sue poesie sulle nostre mani nervate
gridando contro la povera pavidità.
Oh vieni a letto avvolgendomi, lasciati
andare a queste braccia, a questo sonno, amata e orgogliosa!
Non avrai bisogno di lenzuola né di sudario.

E ora che cammino sola sulla ghiaia
sono costretta a gridare, come il bianco gabbiano
che leggero come neve sull'onda fluttuante
cavalca e si lamenta. Sebbene lui
banchetti in eterno sul petto blu del mare
ed io sia ancorata a riva, incollata alla sabbia calda.
Calpestando conchiglie, facendo scappare i granchi
e bruciata dal sole - pure entrambi,
uccello e umano, percorriamo il mondo da soli
invocando un'amante che possa condividere il canto.
e tuttavia accettare il rifiuto; ridere o rimanere muto;
invocando, e tuttavia riluttante a rinunciare
per l'altro, ai caldi silenzi della terra
Sechelt,il paese tra le acque.

o al loquace sollievo del mare[3].









           La città, più che lontana, è assente. La natura ancora una volta appare maestosa e sovrana. Ma al contrario della sua rappresentazione cantata ad Oriente, dove l'uomo si abbandona fiducioso alla sua protezione rassicurante, qui Dorothy Livesay[4] lascia intuire piuttosto una certa resistenza. Prima da parte della terra stessa, che non si concede facilmente a tanta imponente grandezza, a quel movimento illimitato del mare, che a sua volta si indigna contro "la sua povera pavidità". E il mare, deve incoraggiare quell'amata orgogliosa a lasciarsi avvolgere dalle sue forti braccia. Quella terra che, invece, tende a chiuderlo con le sue spiagge ghiaiose e che sa inchiodare alla sua sabbia calda l'abitante solitaria, che invoca un amante, con cui condividere gioie e silenzi. E se la natura acquatica e terrigna instaurano tra loro una dialettica identitaria, tra gli abitanti dei due universi la reazione è di analoga riluttanza: la giovane donna resiste alla rinuncia della terra e della sua solida sicurezza come il gabbiano a quella del movimento organico, illimitato del mare, anche al prezzo di  non trovare un amante con cui condividere gioie o silenzi …’
           È il momento per Gaby di fare una piccola pausa nel suo fantastico viaggio e, per prepararsi alla tappa successiva, sorseggia una tazza profumata di caffè fumante.Intanto,sgranocchia compiaciuta un'intera barretta di cioccolato.

(Continua)


[1] Dalla prefazione all'antologia a cura di Caterina Ricciardi, “Poesia canadese del ‘900”, Liguori, 1986
[2] Sechelt ( parola che indica paese tra due acque. Una leggenda indiana racconta che gli dei creatori vi erano stati inviati dal Divino Spirito per formare il mondo.) nel Sunshine Coast, British Columbia, Canada. 
[3] di Dorothy Livesay  da "Two seasons"1968, in Collected poems 1972, in “Parole sull’acqua” a cura di Caterina Ricciardi e Liana Nissim,  Empirìa ed., 1996 .
[4] Dorothy Livesay nasce a Winnipeg, Manitoba, Canada nel 1909 e muore a Victoria, Canada, nel 1996

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