Translate

venerdì 1 marzo 2013

Diario di bordo. (32)



 Cara Maria,

Ecco,ora il mio canovaccio  ha un po’ di coerenza logica.
Bisogna prosciugare ancora  l'insieme del canovaccio(direi di tagliare ancora pezzi delle lettere,per es.) e trovare dei lacci tra i vari frammenti che siano più coinvolgenti di quelli didascalici che per ora ho usato io. Devono ,però,essere ugualmente capaci di dare qualche informazione su  “di che si tratta” e “a che serve”quel frammento.Per esempio: mi sembra troppo misterioso inserire i due madrigali della Guirlande,senza dire che cosa sono e  di chi : però non è neanche possibile metterci accanto semplicemente la didascalia come provvisoriamente ho fatto io.A meno che si lasci tutto così -  come è ora nel MOSAICO  - nei fascicoli da dare al pubblico,ma nelle lettura(?) o nella recitazione(?) dire solo i frammenti senza nessuna informazione.A proposito,come pensi di fare? Persone che leggono o persone che recitano?
Questo,direi, è il lavoro di mercoledì prossimo,a meno che tu non abbia prima il tempo per qualche lampo di genio.
Come puoi vedere ho anche integrato la geografia della tenerezza  con i pezzetti nuovi che mi avevi chiesto,ripulendo tutto l’insieme.
Buona serata ,
Mariel



              L'inizio con la Carte de Tendre  proiettata su uno schermo e con un'animazione per fare percorrere  un sentiero fino a Tendre e introdurre La Princesse de Clèves.                  




Una geografia della tenerezza.
Mlle de Scudéry,l’illustre Sapho, descrive una “carte” che simboleggia il percorso possibile dell’amore fra  due esseri.Già dal rinnovamento del linguaggio dell’amore si assiste al tentativo di modificare il ruolo e la condizione femminile ,chiedendo rispetto e minore subordinazione a quelli dell’uomo.

“Vi ricordate bene senza dubbio,signora,che Herminius aveva pregato Clelia di insegnargli attraverso dove si poteva andare da Nuova Amicizia a Tenerezza :in  modo che bisogna cominciare da questa prima città che è nel basso di questa carta,per andare alle altre;
affinché voi comprendiate meglio il disegno di Clelia ,vedrete  che ha immaginato che si può provare tenerezza per tre cause diverse: per una grande stima,per riconoscenza o per inclinazione:ed è ciò che l’ha obbligata a stabilire  queste tre città di Tendre ,su tre fiumi che portano questi tre nomi  e di  fare anche queste tre strade differenti per andarci. E come si dice Cuma sul mar Ionio e Cuma sul Tirreno,così si dice Tendre sur Inclination, Tendre sur Estime, Tendre  sur Reconnaisance. tuttavia come ha presunto che la tenerezza  che nasce su Inclinazione  non ha bisogno di nient’altro per essere quella che è ,Clelia,come la vedete,Madame,non ha posto nessun villaggio lungo i bordi di questo fiume,che va così veloce non ci sono che delle soste da fare per andare da Nuova Amicizia a Tenerezza.Ma per arrivare a Tendre con la stima,non è lo stesso: poiché Clelia  ha  messo ingegniosamente altrettanti villaggi  quante sono le piccole e grandi cose  che possono contribuire a far nascere ,per stima,questa tenerezza  di cui intende parlare.
In effetti voi vedete che da  Nuova Amicizia  si passò a un luogo che  chiama Grande Spirito,perché è ciò con cui comincia di solito la stima;poi vedete quei piacevoli villaggi  di Versi Graziosi,di Biglietto Galante e di Biglietto Dolce,che sono le operazioni più abituali  del grande spirito agli inizi di un’amicizia. Poi,per fare  un più gran progresso in questo via ,vedete Sincerità ,Gran Cuore ,Probità,Generosità,Rispetto,Precisione e bontà,che è tutto contro Tenerezza,per far capire che non c’è vera stima senza bontà e che non si può arrivare a Tendre da quel lato senza avere quella preziosa qualità. Dopo ciò,Madame,bisogna,per favore ,tornare a Nuova Amicizia ,per vedere da quale via si va da là a Tendre con Riconoscenza. Vedete dunque ,vi prego,come bisogna andare prima da Nuova Amicizia a Compiacenza ,dopo a quel piccolo villaggio chiamato Sottomissione,e che confina con un altro molto piacevole che si chiama Piccole Cure(Attenzioni). Vedete,io dico,che da lì si deve passare per Assiduità,per far capire che non è abbastanza aver per qualche giorno tutte quelle attenzioni obbliganti,che producono tanta riconoscenza se non le si ha in modo costante. Dopo vedete che si deve passare a un altro villaggio che si chiama  Premura e non fare  come certe persone tranquille  che non si affrettano neanche  un po’ per quanto li si preghi e che sono talvolta incapaci d’avere quella sollecitudine che forza la gratitudine  qualche volta così tanto. Dopodiché vedete che bisogna passare  a Grandi Servizi ,e che,per sottolineare  che ci sono poche persone  che ne rendono di tali ,questo villaggio è più piccolo degli altri. In seguito bisogna passare  a Sensibilità,per far capire  che bisogna  sentire fino ai più piccoli dolori di coloro che si ama. Dopo,bisogna,per arrivare a Tendre,passare per Tendresse,perché l’amicizia attira l’amicizia .Bisogna poi andare a Obbedienza ,non essendoci quasi niente che impegni più il cuore  di coloro a cui si obbedisce se non la cieca obbedienza.;e per arrivare infine là dove si vuole andare ,bisogna passare  da costante amicizia,che è certamente il cammino più sicuro per arrivare a Tendre con Riconoscenza.
 Ma,Signora,siccome non ci sono sentieri dove non ci si possa smarrire,Clelia ha fatto,come lo potete vedere,in modo che quelli che sono a Nuova Amicizia,prendessero un po’ più a destra,o un po’ più a sinistra, e si smarrissero pure;perchè se alla partenza del Grande Spirito,si andava a Negligenza,che voi vedete completamente contro su questa carta;che in seguito continuando questo smarrimento,si andasse a Disuguaglianza;di là a Tepore;a Leggerezza;e a Oblio;invece di trovarsi a Tenerezza su Stima,ci si troverebbe al Lago dell’Indifferenza che vedete segnato su questa carta,e che con le sue acque tranquille  rappresenta ,senza dubbio molto giustamente,la cosa di cui porta il nome in questo luogo. Dall’altro lato,se alla partenza di Nuova Amicizia,si prendesse un po’troppo a sinistra e si andasse a Indiscrezione,a Perfidia,a Orgoglio,a Maldicenza,a Cattiveria;invece di trovarsi a Tenerezza su Riconoscenza,ci si troverebbe al mare dell’Inimicizia,dove tutti i vascelli fanno naufragio; e che per l’agitazione delle sue onde ,conviene senza dubbio molto giustamente a questa impetuosa passione,che Clelia vuole rappresentare. Così questa ragazza saggia  che vuole far conoscere su questa carta che non aveva mai avuto Amore ,che non avrebbe mai nel cuore che tenerezza,fa sì che  il fiume dell’Inclinazione si getta in un mare  che si chiama il Mare Pericoloso;perchè è abbastanza pericoloso per una donna ,andare un po’ al di là delle ultime frontiere dell’Amicizia;e fa poi sì che al di là di questo mare,c’è quel che chiamiamo Terre Sconosciute,perchè in effetti noi non sappiamo per niente quel che c’è e non crediamo che nessuno sia stato più lontano di Ercole;così che in questo modo ha trovato la possibilità di fare una gradevole morale dell’amicizia ,con un semplice gioco della sua mente;e di far capire in modo molto particolare ,che non ha affatto ricevuto amore ,e che non ne può avere. (Clelia ,parte prima,libro primo)



L’opera di Mlle de Scudéry  contiene già in germe una riabilitazione della donna:essere sensibile e intelligente,ha diritto alla riconoscenza. Afferma il ruolo dominante dell’amore
e annuncia la pittura della passione amorosa di Mme de La Fayette.

Mme de La Fayette  divise gli habitués delle ruelles in un dibattito appassionato per la novità di un personaggio femminile che ha, verso l’amore, un atteggiamento tanto  sorprendente...

Appena fu venuta la notte, M. de Nemours fece il giro del giardino per scoprire dove era diretta Mme de Clèves, e si fece largo tra le alte palizzate che impedivano il passaggio. tuttavia, appena fu  in quel giardino, non gli fu difficile trovarla , vide tante luci nel cabinet  ;tutte le finestre erano aperte;e,lasciandosi scivolare lungo le palizzate si avvicinò  con un turbamento e un’emozione che è facile immaginarsi. Si sistemò dietro una delle  finestre  che servivano di porta  per vedere quel che faceva M.me  de Clèves.Vide che era sola;ma la vide di una si ammirevole beltà che a stento fu padrone del trasporto che gli dette quella vista.
Franche d’ambition  je me cache sous l’herbe,
modeste en ma couleur ,modeste en mon séjour;
Mais si sur votre front je me puis  voir un jour,
la plus humble  des fleurs   sera la plus superbe.  Da      La guirlande de Julie        (Desmarets)


Faceva caldo e  non aveva nient’altro sulla testa e sulla gola che i capelli confusamente sciolti.  Era su un letto con un tavolino davanti dove erano posate parecchie ceste piene di nastri.;ne scelse alcuni,e M. de Nemours si accorse che erano degli stessi colori che egli aveva portato al torneo.. Vide che li annodava a una canna d’India ,molto straordinaria,che egli aveva portato per qualche tempo ,e che aveva dato a sua sorella  alla quale  M.me de Clèves l’aveva presa  senza fare finta di non riconoscerla per essere stata di M. de Nemours. 
Permettez-moi,belle Julie,
de mêler mes vives couleurs
à celles de ces rares fleurs   (les tulipes flamboyantes)
dont votre tête est embellie :
Je porte le nom glorieux
Qu’on doit donner à vos beaux yeux.    Da    La guirlande de Julie      (  M.di Montusier)
Ufficiale che si era distinto in battaglia,innamorato di Julie d’Angennes  - figlia di M.me de Rambouillet, detta l’incomparabile Julie -

Dopo che ebbe terminato l’opera con una grazia e una dolcezza che diffondevano sul suo volto i sentimenti  che aveva nel cuore ,prese una fiaccola e se ne andò vicino a un gran tavolo,proprio di fronte al quadro dell’assedio di Metz,dove era il ritratto di M. de Nemours; si sedette e si mise a guardare quel ritratto con una attenzione e con un’aria così trasognata  che la passione sola può dare. Non si può esprimere quel che sentì M. de  Nemours in quel momento. Vedere,nel mezzo della notte ,nel luogo più bello del mondo.,una persona ch egli adorava ;vederla senza che lei sapesse che egli la vedeva e vederla tutta occupata  di cose che avevano rapporto con lui  e con la passione che lei gli nascondeva ,è quel che non è mai stato provato né immaginato da nessun’altro amante. "
Eccoci a questo tratto così nuovo e così singolare,che è la confessione  che Mme de Clèves fa a suo marito dell’amore che lei  porta al duca di Nemours.Che si ragioni finché si voglia su questo,io trovo il tratto ammirevole e molto ben preparato. E’ la più virtuosa donna del mondo che crede di aver ragione di diffidare  di se stessa ,perchè sente il suo cuore prevenuto suo malgrado in favore di un altro diverso da suo marito.
Si accusa come di un crimine di questa sua inclinazione del tutto involontaria e per quanto innocente sia;
cerca aiuto per vincerla. Dubita di avere la forza di venirne a capo se si fidasse solo di sé. E per imporsi ancora una condotta  più  austera di quella che la sua propria personale virtù le imporrebbe,fa a suo marito la confidenza di ciò che sente per un altro. Su questo io non vedo altro che bello ed eroico.”
Giudizio di Fontenelle,saggista e segretario perpetuo dell’Accademia delle Scienze,pubblicato sotto forma di “lettera di un Geometra di Guyenna “sul giornale Le Mercure galant(maggio 1678):

La  confessione.
_ Ebbene,signore,gli rispose gettandosi alle sue ginocchia, vi farò una confessione che mai è stata  fatta a un marito; ma l’innocenza della mia condotta e delle mie intenzioni me ne dà la forza.  Vi chiedo mille volte perdono se nutro sentimenti per un altro uomo, ma non vi affliggerò mai con le mie azioni. Pensate che per fare quel ch’io faccio,occorre avere più amicizia e più stima per un marito di quanto se ne abbia mai avuta; guidatemi, abbiate pietà di me,e amatemi ancora,se potete .M. de Clèves era restato,durante tutto quel discorso,la testa appoggiata sulle mani,fuori di sé,e non aveva pensato a far rialzare sua moglie. Quando lei ebbe cessato di parlare,e gettò gli occhi su di lei,la vide alle sue ginocchia  il volto coperto di lacrime e di una bellezza  così ammirabile ,pensò di morire di dolore ,e abbracciandola e sollevandola:-abbiate pietà di me voi stessa,signora,le disse,    ne sono degno,e perdonate se,nei primi momenti d’un’afflizione così violenta come è la mia,io non rispondo,come devo,a un procedimento come il vostro.
Voi mi sembrate più degna di stima e d’ammirazione che tutto quel che c’è mai stato di donne al mondo;ma anche io mi trovo il più infelice uomo che sia mai esistito. Voi mi avete dato passione dal primo momento che  vi ho vista,i vostri rigori e il vostro possesso non hanno potuto spegnerla: dura ancora ;non 
ho potuto darvi amore,e vedo che voi temete di averne per un altro. e chi è ,signora,quest’uomo fortunato che vi dà questo timore? da quando vi piace? Che ha mai fatto per piacervi? Che cammino ha trovato per andare fino al vostro cuore? Mi ero  consolato in qualche modo per non averlo  toccato col pensiero che era incapace di esserlo. Tuttavia un altro fa quel ch’io non ho potuto fare. Ho tutt’insieme la gelosia di un marito e quella d’un amante;ma è impossibile avere quella d’un marito dopo un procedimento come il vostro. E’ troppo nobile per non darmi una sicurezza totale;mi consola anche come vostro amante. la fiducia e la sincerità che voi avete per me hanno un prezzo infinito:mi stimate abbastanza per credere che non abuserò di  questa confessione: Avete ragione,signora,non ne abuserò e non vi amerò meno per  questo. Mi rendete infelice per il più grande segno di fedeltà che mai una donna abbia dato a suo marito.
Ma,signora, concludete e ditemi chi è colui che volete evitare.
-Vi supplico di non chiedermelo affatto,rispose,sono risoluta a non dirvelo e credo che la prudenza non voglia che ve lo nomini.
_ Non temete,signora, riprese M. de Clèves, conosco troppo il mondo per ignorare che la considerazione  d’un marito non impedisce che non si sia innamorato della propria moglie. Si devono odiare  quelli che lo sono e non lamentarsene; e ancora una volta, signora, io vi scongiuro di dirmi quel che ho voglia di sapere.
- Voi mi incalzereste inutilmente, replicò; ho forza per tacere ciò che credo di non dover dire. la confessione che vi ho fatto non è stata per debolezza, e occorre più coraggio  per confessare questa verità che per intraprendere a nasconderla.

 La confessione di Mme de Clèves a suo marito è stravagante,e non si può dire che in una storia vera;
ma quando se ne fa una a piacere ,è ridicolo dare alla propria eroina un sentimento così straordinario.
L’autore,facendolo,ha pensato di più a non  somigliare  agli altri romanzi  che a seguire il bon senso.
Una donna dice raramente a suo marito che qualcuno è innamorato di lei,ma mai  che lei abbia dell’amore per un altro,diverso da lui.E tanto meno gettandosi alle sue ginocchia,come fa la principessa .Può far credere a suo marito di non aver  mantenuto nessun limite nell’oltraggio che lei ha fatto a lui.”
Giudizio di Bussy Rabutin,22 marzo 1678,Lettera a Mme de Sévigné
             
Due amiche,sempre insieme,a Corte come nelle ruelles entrambe appassionatamente coinvolte dall'esercizio della scrittura,l'una mittente ,l'altra destinataria di molte delle sue lettere: così Mme de La Fayette e Mme de Sévigné.

A’ Mme de La Fayette
   
  A’ Paris,le mardi 24e[juillet 1657]

La vigilia della mia partenza per Livry,andai a vedere Mademoiselle,che mi fece  le più grandi carezze del mondo;io le feci i vostri complimenti,e lei li ricevette molto bene,almeno non mi parve che  avesse niente sul cuore. Ero andata con M.lle de Rambouillet,M.me de Valençay e M.me de Lavardin.Attualmente se ne va alla corte,e quest’inverno sarà  così  lieta  che farà buon viso a tutti.
Non so punte notizie  da farvi sapere oggi,perché  son tre giorni che non ho visto la Gazette. Saprete tuttavia che Mme de N*** è   morta,e che Trévigny,il suo amante,ha pensato di morirne di dolore;per me avrei voluto  che ne fosse morto per l’onore delle dame. Sono sempre cuperosata,povera piccina mia, e  sempre faccio delle cure;ma come sono nelle mani di Bourdelot,che mi purga con dei meloni e del ghiaccio,e che tutti vengono a dirmi che questo mi ucciderà,questo pensiero mi mette in una tale incertezza,che ancorché mi trovi bene con quel che mi ordina,non  lo eseguo che tremando.
Addio,mia cara:sapete bene che non vi si può amare più teneramente di quel che io faccio.    

        Un  capolavoro di  Mme de Sévigné : scrittura vivace,un’ironia divertita ,una grande libertà di giudizio.

Lettre  à  M . de Coulanges
                                                   A  Paris,ce lundi 15e décembre 1670.

     Vado a farvi conoscere la cosa più sorprendente,la più meravigliosa,la più miracolosa,la più trionfante,la più stordente,la più inaudita,la più singolare,la più straordinaria,la più imprevista,la più grande,la più piccola,la più rara,la più comune,la  più sfarzosa,la più segreta fino ad oggi,la più brillante,la più degna d’invidia:infine una cosa di cui non si trova che un esempio nei secoli passati,e ancora quest’esempio non è giusto,una cosa che non la si può credere a Paris(come la si potrebbe credere a Lyon?);una cosa che fa gridare misericordia a tutti;una cosa che colma di gioia Mme de Rohan e Mme  de Hauterive;una cosa che infine si farà domenica,dove coloro che la vedranno crederanno di avere le visioni;una cosa che si farà domenica,e che non sarà fatta,forse,lunedì.Non posso risolvermi a dirla;indovinatele: ve lo do in tre. gettate la vostra lingua ai cani? Eh bene! Bisogna dunque dirvela:M. de Lauzu sposa domenica al Louvre,indovinate chi?velo do in quattro,velo do in dieci;ve lo do in cento. M.mede Coulanges  dice:ecco che è ben difficile  da indovinare;è M.mede la Vallière.-Niente affatto,Madame. E’ dunque M.llede Retz? Proprio per niente,siete molto provinciale. Veramente  siamo ben stupide ,voi dite, è M.lleColbert.-  Ancor meno.E’ certamente M.lle de Créquy? Non ci siete . Occorre dunque alla fine dirvelo:sposa ,domenica al Louvre,col permesso del re,
Mademoiselle,Mademoiselle de ...Mademoiselle,indovinate il nome:sposa Mademoiselle,in fede!in fede mia! La mia fede giurata!Mademoiselle,la grande Mademoiselle;Mademoiselle,figlia di Monsieur;Mademoiselle,nipote di Henri IV;Mademoiselle d’Eu,Mademoiselle de Dombes,Mademoiselle de Montpensier,Mademoiselle d’Orléans,Mademoiselle,cugina germana del Re;Mademoiselle destinata al trono;Mademoiselle ,il solo partito di Francia che fosse degno di Monsieur. Ecco un bel soggetto per discorrere.Se gridate,se siete fuori di voi,se  dite che abbiamo mentito,che questo è falso,che ci si burla di voi,che ecco una bella presa in giro,che tutto questo è uno scherzo di cattivo gusto ,se infine ci lanciate ingiurie:noi troveremo che avete ragione;ce la siamo presa quanto voi.
Addio,le lettere  che saranno recapitate per via ordinaria vi faran vedere  se diciamo il vero o no.


Quelle  Massime , di cui gli amici abituali, frequentatori del salon di Mlle de Scudéry, tante volte avevano discusso,tornano nella lettera di Mme de Sévigné :

Lettre à Mme de Grignan
               A Paris ,mercredi 20e janvier [1672]
                                                                           
         Ecco le Maximes di M. de la Rochefoucault riviste,corrette e aumentate:è da parte sua che ve le invio.
         Ce ne sono di divine;e per mia onta ce ne sono che io non capisco. Dio sa come voi le intenderete.
         C’è un diverbio tra l’arcivescovo di Paris e l’arcivescovo di Reims:è per una cerimonia. Paris vuole che Reims chieda il permesso di officiare,Reims giura che non ne farà nulla. Si dice che questi due uomini non si accorderanno mai  benché non siano che a trenta leghe l’uno dall’altro. Staranno dunque sempre male. Questa cerimonia è una canonizzazione di un Borgia,gesuita,tutta la musica dell’Opera vi imperversa. Ci sono luminarie fino a via Saint Antoine;ci si ammazza. Il vecchio Mérinville è morto senza andarci.
         Non ingannatevi,cara figlia mia,nell’opinione che avete delle mie lettere?L’altro giorno un furfante,vedendo la mia lettera infinita,mi chiese se pensavo che si potesse leggere tutto quello: io ne tremai,senza progettare tuttavia di correggermi;e,attenendomi a ciò che mi dite,non vi risparmierò nessuna bagattelle,grande o piccola,che vi possa divertire  Per me sono  la mia vita e il mio unico piacere i rapporti che ho con voi; ogni cosa viene molto dopo.
        Sono in pena per il vostro fratellino:ha molto freddo,è accampato,marcia verso Colonia per un tempo infinito. Speravo di vederlo quest’inverno,e eccolo. Infine si deduce che Mlle d’Adhémar è  la consolazione della mia vecchiaia:vorrei anche che voi vedeste come mi ama,come mi chiama,come mi bacia. Non è per niente bella,ma è amabile;ha un suono affascinante della voce;è bianca,è linda:insomma le voglio bene. Mi sembrate pazza di vostro figlio,ne sono molto lieta. Non si saprebbero avere troppe fantasie ,muschiate o no,poco importa.
        Domani c’è un ballo da Madame. Ho visto da Mademoiselle l’agitazione delle gemme :ciò mi ha fatto ricordare le nostre tribolazioni passate,e piaccia a Dio di esserci ancora! Potevo essere infelice con voi?
        Tutta la mia vita è piena di pentimenti. Monsieur Nicole,abbiate pietà di me e fatemi ben considerare gli ordini della Provvidenza:addio,figlia mia cara ,non oserei dire  che vi adoro,ma non posso concepire che ci sia un grado d’amicizia al di là della mia. Voi mi addolcite, e aumentate le mie noie,con le amabili e dolci rassicurazioni della vostra.

L’amore proprio è il più grande di tutti gli adulatori.
Le passioni sono i soli oratori che persuadono sempre .Sono come un’arte della natura le cui regole sono infallibili,e l’uomo  più semplice  che possiede della passione  persuade meglio  del più eloquente che non ne ha.
Il sole e la morte non si possono guardare fissamente.

Noi abbiamo più forza che volontà,ed è spesso per scusare noi stessi che ci immaginiamo che le cose sono impossibili   .
La gelosia si nutre di dubbi e diventa furore  o finisce quando si passa dal dubbio alla certezza.
Sembra che  la natura,che ha così saggiamente disposto gli organi del nostro corpo per renderci felici,ci abbia anche forniti di orgoglio per risparmiarci il dolore  di conoscere le nostre im perfezioni.
 Se c’è un amore  puro ed esente  dalla contaminazione    delle altre nostre passioni ,è quello che è nascosto in fondo al cuore  e che noi stessi ignoriamo.
Non c’è nessun mascheramento che possa a lungo nascondere l’amore dov’è,ne simularlo dove non è.
Se si giudica l’amore per la maggior parte dei suoi effetti,somiglia più all’odio che all’amicizia.
Il vero amore è come l’apparizione degli spiriti. Tutti ne parlano,ma pochi li hanno visti.
L’amore come il fuoco non può sussistere senza un movimento continuo:cessa di vivere dal momento che cessa di sperare o di temere.
Le nostre virtù non sono ,più spesso, che vizi camuffati .
Le virtù si perdono nell’interesse come i fiumi nel mare.

Lettre  à Mme de Grignan
A Paris, mercredi 10e juillet [1675]

Sono, ve lo assicuro ,alla disperazione per l’inquietudine che vi ha procurato la mia salute. Ahimè,mia bella,non pensate ad altro  e il vostro ragionamento è fatto apposta per procurarvi angoscia. Dite che vi si fa mistero del mio salasso;ma,in fede mia ,non sono affatto malata,non ho avuto affatto le caldane .Decisi il mio salasso bruscamente,secondo la necessità dei miei affari,piuttosto che su quella della mia salute;mi sentivo un po’ oppressa:giudicai che mi  occorresse un salasso prima di partire,al fine di mettere questo salasso come provvista nei miei bagagli. Monsieur le Cardinal che andavo a trovare tutti i giorni,era partito.
Ebbi cinque o sei giorni di riposo e al di là intravidi l’affare di M. de Bellièvre;volevo dedicarmici tutta intera,e alla  sollecitazione del vostro piccolo processo:questo fece sì che io arrangiai il mio salasso,per avere tutta la mia libertà. Non vi feci sapere niente di tutti questi dettagli,perchè ciò avrebbe avuto l’aria di fare la scena di chi è impedita,e questa discrezione vi è costata mille pene .Ne sono disperata,figlia mia;ma credetemi,non vi ingannerò mai,e seguendo le nostre massime  di non risparmiarci affatto,vi farò sapere sempre sinceramente come sto;fidatevi di me. Per esempio ,si vuole ancora che io mi purghi. ebbene,lo farò come ne avrò  il tempo ;non ne siate punto spaventata. Un po’ d’oppressione mi aveva fatto auspicare piuttosto il salasso;sto molto bene,sbarazzatevi di questa inquietudine.
Del resto,figlia mia,abbiamo vinto il nostro piccolo processo di Ventadour; ne abbiamo fatto marionette alla grande,Perchè l’abbiamo sollecitato. le principesse di Tingry,erano all’ingresso dei giudici  ed io pure e siamo state a ringraziare. Peccato che Molière sia morto:farebbe un’ottima farsa di quel che succede all’Hôtel de Bellièvre.Hanno rifiutato quattrocentomila franchi per quella casa affascinante ,che  venti mercanti  volevano comprare ,perchè dà su quattro strade e se ne sarebbero fatte venti case;ma non hanno mai voluto venderla,perché è la casa paterna e le scarpe del vecchio cancelliere ne hanno sfiorato il pavimento e sono abituati alla parrocchia di Saint Germain l’Auxerrois e su questa vecchia farneticazione sono alloggiati per venti mila livres(unità monetaria francese fino alla Rivoluzione) di rendita. Che ne dite di questo modo di pensare?





 Molière prende posizione sulla condizione inaccettabilmente  supina  della donna,pur non facendo parte dei circoli précieux,ed ecco allora L’école des femmes.

MOLIERE
qui devo sostituire con la traduzione in versi( + musicale!)che non si trova e che dovrei tentare io,ma mi imbarazza molto e richiede tempo!

L’école des femmes

(Presentazione di Arnolphe.)

Ha quarant’anni: spiega al suo amico Chrysalde  come alleva la giovane Agnès dall’età di quattro anni,per farne una sposa ideale. Quel che lo rallegra molto è l’ingenuità di questa fanciulla immersa nell’innocenza  più totale.

Arnolphe

Ognuno ha il suo metodo.
In fatto di moglie,come in tutto,io voglio fare a modo mio.
Scegliere una metà che dipenda del tutto da me,
e per la cui  sottomissione piena
non abbia da rinfacciarmi alcun bene né nascita.
Un’ aria dolce e posata,fra altri fanciulli,
mi ispirò amor per lei fin dai quattro anni,
sua madre trovandosi da povertà oppressa
mi venne in mente di chiedergliela
e la brava contadina,sentendo il mio desiderio,
di togliersi quel peso non le parve vero.
In un piccolo convento,lontano da ogni relazione,
la feci allevare seguendo la mia politica
cioè ordinando quali cure si sarebbero impiegate
per renderla il più possibile idiota.
Grazie a Dio ,il successo è seguito alla mia attesa:
e cresciuta,l’ho vista a tal punto innocente,
che ho benedetto il cielo d’aver raggiunto il mio scopo,
per farmi una moglie della misura dei miei auspici.
L’ho dunque ritirata,siccome la mia dimora
a cento sorti di genti  è aperta ad ogni ora,
L’ho messa appartata,poiché bisogna tutto prevedere,
in quest’altra casa dove nessuno viene a trovrmi;
E per non guastare affatto la sua bontà naturale,
stasera vi invito a cena con lei;
voglio che voi possiate un poco esaminarla,
e vedere se per la mia scelta mi si deve biasimare.

Chrysalde

Son d’accordo.

Arnolphe

 Voi potrete,in quella conferenza,
giudicare della sua persona e della sua innocenza.

Chrysalde

Su quest’articolo,quel che m’avete detto
non può....

Arnolphe

La verità supera ancora il mio racconto:
nelle sue semplicità ad ogni momento io l’ammiro
e talvolta ne dice che mi fanno morire dal ridere.
L’altro giorno (non c’è da crederci?)
Era tanto in pena,e venne a domandarmi,
con un’innocenza a nessun’altra pari,
se i bambini si fanno dalle orecchie.

Chrysalde

Mi rallegro molto,Signor Arnolphe....

atto I,scena I,versi123/165

Il grande comédien non aveva potuto ignorare il ridicolo di quei salotti précieux  che avevano tradito lo spirito delle origini, praticando con  piatto conformismo  una moda

Les Précieuses ridicules.

La scena IV rappresenta un confronto fra due mondi:quello del realismo borghese incarnato dal père Gorgibus  e quello del  falso preziosismo di Magdelon e Cathos che rifiutano un matrimonio contro la loro volontà .

Magdelon – Ah! Padre mio,quel che dite è dall’ultimo dei borghesi. Mi  fa onta udirvi parlare così,e voi dovreste farvi un poco insegnare il bel ritmo delle cose.
Gorgibus – Non so che farmene né di  ritmi né di canzoni,io ti dico  che il matrimonio è una cosa santa e sacra,e che è comportarsi da persone perbene cominciare da lì.
Magdelon – Dio mio,che,se tutti vi somigliassero,le storie d’amore sarebbero presto finite! Che cosa bella sarebbe se all’inizio Ciro sposasse Mandane e Aronce si fosse subito maritato con Clelia.
Gorgibus -  Che viene a raccontarmi,questa qui?
Magdelon – Padre mio,ecco mia cugina che vi dirà ,bene quanto me, che il matrimonio  non deve mai arrivare  che dopo le altre avventure. Bisogna che un amante per essere gradevole,sappia declamare  i bei sentimenti,esprimere a voce o per iscritto la dolcezza,la tenerezza e la passione e che il corteggiamento abbia spirito. Per prima cosa deve vedere in chiesa  o alla passeggiata o in qualche cerimonia pubblica,la persona di cui diventa innamorato,oppure esser condotto fatalmente  da lei da un parente o un amico,e uscire di là tutto sognante e malinconico. Nasconde per qualche tempo la sua passione  alla persona amata,e ,frattanto,le fa parecchie visite ,dove non si manca mai di mettere sul tappeto un problema di psicologia amorosa,che esercita le menti dell’assemblea. Il giorno della dichiarazione arriva,che si deve fare  di solito lungo il viale di qualche giardino ,mentre la compagnia si è un poco allontanata,e questa dichiarazione eseguita da un pronto diverbio che provoca il nostro rossore e che,per un po’ di tempo,bandisce il pretendente dalla nostra presenza. In seguito trova il modo di tranquillizzarci,di abituarci insensibilmente  al discorso della sua passione,e di trarre da noi quella confessione  che fa tanto penare.
Dopo questo vengono le avventure ,i rivali che si gettano di traverso a  un’inclinazione stabilita,le persecuzioni dei padri,le gelosie concepite su false apparenze,le lamentele,le disperazioni,i rapimenti,e ciò che segue. Ecco come le cose sono trattate con le belle maniere  e sono regole da cui, nella galanteria,non ci si potrebbe esimere. Ma per venire di punto in bianco  all’unione coniugale,non corteggiare una donna  se non facendo il contratto di matrimonio e prendere giustamente il romanzo per la coda e ,ancora una battuta,padre mio,non può esistere nulla di più volgare di quel procedimento; ed io ho la nausea al solo vederlo.
Gorgibus – Che diavolo di gergo sento qui? Ecco del vero stile alto.
Cathos – In effetti,zio mio,mia cugina dice il vero a quel proposito. Il modo di ricevere bene persone che sono del tutto sconvenienti in tema galanteria? Ci scommetto  che non hanno mai visto la Carte de Tendre e che Biglietto-Dolce,Piccole Cure , Biglietti Galanti e Graziosi Versi,sono terre sconosciute per costoro. Non vedete che l’intera loro persona testimonia tutto questo ,che non hanno per nulla quella maniera  che fornisce subito una buona opinione delle persone? Venire in visita amorosa senza alcun ornamento,un cappello senza piume di struzzo,senza una parrucca pettinata,un abito che sopporta una povertà di nastri...
Mio Dio,che spasimanti sono questi?   Quale frugalità d’aggiustamenti e quale asciuttezza di conversazione!
Non può durare,non la  si regge. Ho notato ancora che i loro collari non sono di buona fattura e che manca più di un grande mezzo piede alla larghezza delle loro culottes.
Gorgibus – Penso  che sono matte tutte e due  e che non capisco niente del loro gergo astruso.

scena IV – vv.19/81.(la pièce non prevede la divisione in atti,ma la successione di 17 scene)

Mme de Sévigné apprezza molto  anche La Fontaine per il suo talento di narratore ,ma anche per la sua personalità indipendente.

A  Mme de GRIGNAN
                                               A Paris,ce mercredi 6e mai [1671].

Vi prego,mia cara,non diamo ormai all’assenza il merito di aver rimesso fra noi una perfetta intelligenza, e ,da parte mia,la persuasione della vostra tenerezza per me: quando avesse parte a quest’ultima cosa, poiché l’ha stabilita per sempre,rimpiangiamo il tempo in cui io vi vedevo tutti i giorni ,voi,mia cara,che siete il fascino della mia vita e dei miei occhi; dove vi intendevo,voi la cui mente tocca il mio gusto più di tutto quello che mi sia mai piaciuto. Non  faremo una separazione della vostra amabile vista e della vostra amicizia. Ci sarebbe troppa crudeltà a separare queste due cose; e sebbene M. de Grignan dica:”E’ una follia ,” voglio piuttosto credere che il tempo è venuto in cui queste due cose cammineranno insieme,che avrò il piacere di vedervi senza la mescolanza  di alcuna nuvola,e che riparerò a tutte le ingiustizie passate,poiché voi volete chiamarle così. [...]
   Parliamo della vostra salute; è possibile che la carrozza  non vi faccia affatto male?(Almeno,mia cara,),non  andateci a lungo di seguito;riposatevi spesso. Vidi ieri Mmede Guise ,mi incaricò  di porgervi mille amitiés,e di dirvi come sia stata tre giorno allo stremo,MmeRobinet  non vedendoci più una goccia [di speranza]  e tutto ciò per essersi agitata sulla fiducia del suo primo parto,senza permettersi alcun riposo. L’agitazione continua ,che non dà tempo a un bambino di rimettersi al suo  posto ,quando è stato smosso fa un parto prematuro che spesso è mortale. Le ho promesso di darvi tutte queste istruzioni   per quando ne avrete bisogno,e di dirvi tutti i pentimenti che  aveva di aver perduto l’anima e il corpo  del suo bambino.
Faccio  puntualmente questa commissione  nella speranza che vi sarà utile. Vi scongiuro ,mia cara,di avere una estrema cura della vostra salute:non avete che occuparvi di questo.
   Il vostro Monsieur,che dipinge la mia mente giusta e quadrata,composta e studiata,l’ha molto ben dipanata ,come diceva quella diavolessa. Ho riso molto di ciò che me ne scrivete e vi ho compianto di non aver nessuno  da guardare mentre mi dipingeva così bene; vorrei almeno essere stata dietro la tappezzeria[...]
E’ vero che amo vostra figlia ;ma siete un briccona  a parlarmi di gelosia;non c’ né in voi né in me  di che poterla comporre. E’ un’imperfezione  di cui non siete affatto capace e io non ve ne do neppure motivo come non ve ne dà  M.Grignan. Ahimè! quando si trovano nel suo cuore tutte le preferenze  e nient’altro è comparabile,di che cosa ci si potrebbe ingelosire ? Non parliamo affatto di questa passione,la detesto. Sebbene venga da un fondo adorabile ,i suoi effetti sono troppo crudeli e troppo odiosi.
Vi prego ,mia cara,di non concepire pensieri così tristi su di me :ciò vi emoziona e vi turba .[...]
Ho una salute al di sopra di ogni ordinario timore;vivrò per amarvi,e abbandono la mia vita a quest’occupazione .e a tutta la gioia e a tutto il (dolore),a tutte le (piacevolezze) e a tutte le mortali inquietudini  e infine a tutti i sentimenti  che questa passione potrà darmi.
Vi invierò delle memorie per la fondazione; avete ragione di  non poterla ancora prendere con leggerezza. Vi ringrazio della cura che avrete di ciò.
Mmede Verneuil è stata molto male a Verneuil per la sua nefrite. Ha partorito un bambino che è stato chiamato Pierre,perché non è Pierrot,per come era grosso. Fatele dei complimenti tramite l’abate.
. Mi son fatta spiegare tutto. Del resto ,mia cara,non siete la sola ad amare vostra madre. Mme de Soubise scrive qui lettere che superano la sua capacità ordinaria..Sa che
Mme de La Troche ha avuto cura di divertire e di consolare sua madre; l’ha ringraziata con una lettera in un modo che mi ha sorpreso. Mme de Rohan  mi ha ben  fatto ricordare di una parte dei miei dolori nella separazione di sua figlia. Crede d’essere incinta .E’ un pacchetto ben comodo in un viaggio della corte.
Ma, mia cara,perché siete stata a Marsiglia? M. de Marseille fa sapere qui che c’è il vaiolo. Posso avere un momento di riposo senza saper come state? [...] 
   Non sono per niente ancora partita, ahimè ,mia cara,volete scherzare:non sono che a 200 leghe da voi. Partirò fra qui e la Pentecoste;passerò,o da Chartres o da Malicorne;ma sicuramente non da Paris.Sarei partita più presto ;ma mio figlio mi ha fermata per sapere se sarebbe venuto con me. Alla fine ci viene; e aspettiamo i cavalli che fa venire dalla Lorena. Arriveranno oggi,e parto la settimana ventura. Siete amabile ad entrare come fate  in uno stato di tristezza per il mio viaggio; [...]M. de la Rochefoucault [...]  vi ama,e[...]  Mme de La Fayette mi prega sempre di dirvi mille cose  da parte sua:non so se me la sbrigo soddisfacentemente. Non scrivetemi,mia cara[...] Rispondete meno alle mie lettere e parlatemi di voi: più io sarò in Bretagna ,più avrò bisogno di questa consolazione,non speditemi lassù, e se non lo potete,fate scrivere la piccola Deville e [...]che mi parli di voi,e che cosa ancora? Di voi e sempre di voi.
Siete  divertente con i vostri ringraziamenti.[...]
Non gettate così lontano i libri di La Fontaine. Ci sono favole  che vi rapiranno e dei racconti  che vi affascineranno: la fine delle Oche  di fratello Filippo,I Remois e Il Cagnolino;tutto ciò è molto carino,solo quello che non è di questo stile  è piatto. Vorrei scrivere  una favola che gli facesse intendere  quanto è miserabile forzare il suo talento a uscire dal suo genere ,e quanto la follia di voler cantare su tutti i toni crea cattiva musica. Non deve allontanarsi dalla grande capacità che ha di raccontare.
Brancas è triste da morire;sua figlia partì ieri con suo marito per il Languedoc;sua moglie per Bourbon .E’ solo e talmente stravagante che non la smettiamo di ridere,M. de Coulanges ed io. Monsieur de Marseille ha fatto sapere all’abate di Pontcarré che eravate incinta. Ho fatto abbastanza a lungo  il mio dovere di nascondere questa sfortuna ; ma infine  ci si burla di me.[...]
Per la vostra acconciatura ,deve somigliare  a quella di un ragazzino . Mme de Brissac  e Mmede Saint Géran,che non hanno ancora voluto far tagliare i loro capelli,mi facevano una cattiva impressione,tanto la moda mi ha corrotto Quando si ha una bella acconciatura così, si sta molto bene. Sebbene non sia un’acconciatura regolata,lo è tuttavia abbastanza perché non ce ne siano altre per i giorni della più grande cerimonia. Scrivete  a Mlle du Gué che vi invia una bambola  che M. de Coulanges le a inviato. Vedrete così come si  fa.
Vostra figlia si fa ogni giorno più bella. Vi farò sapere  venerdì il suo destino per quest’estate,e,se si può, quello del vostro appartamento,che fino ad ora tutti ammirano e nessuno affitta.
Abbraccio mille volte M.de Grignan,malgrado tutte le sue iniquità.;io lo scongiuro ,almeno,che poiché fa i mali,faccia anche le medicine,cioè che abbia una cura estrema  della vostra salute,che su questo sia padrone,come voi dovete essere la  padrona  su tutto il resto.
Temo il vostro viaggio di Marsiglia .Se Bandol è con voi ,fategli i miei complimenti. Guitaut mi ha mostrato la vostra lettera:scrivete deliziosamente. Ci si compiace a leggerle  come a passeggiare in un bel giardino.
Addio ,mia cara,vi bacio e vi abbraccio.
( Per la mia carissima contessa)   

La Fontaine è  amato  per il suo talento di arguto ed elegante narratore, evidente nei suoi racconti ,particolarmente divertiti ed ironici nei confronti dei comportamenti correnti ed è
 vicino alla sensibilità preziosa e molto esplicitamente e molto spesso apprezzato in particolare  da Mmede Sévigné in molte delle  sue lettere.

IL BASTO.

Un pittore c’era,che ,geloso della sua donna,
andando nei campi  le dipinse un asinello
sull’ombelico,a mo’ di sigillo.
Un suo confratello,innamorato della  dama,
va a trovarla,e cancella l’asino di netto,
Dio sa come;poi, un altro vi  ha rimesso,
nello stesso luogo,così è la storia.
A quello,per errore di memoria,
mise un basto,l’altro non ne aveva punto;
lo sposo torna,vuole chiarirsi sul punto:
vedete,figlio mio,disse la brava comare,
L’asino è testimone del  comportamento adeguato.
-Diavolo sia fatto,disse lo sposo con frasi amare,
e il testimone e  chi l’ha bardato.

                                                                         IL CONTADINO  CHE CERCA IL SUO VITELLO.

                                                                                 Un contadino,che aveva perso il suo vitello
                                                                                 l’andò a cercare nel bosco vicino
                                                                                 salì sull’albero più bello,
                                                                                  per meglio sentire , e per vedere nel  piano.
                                                                           
                                                                                    Arriva una dama con un giovincello
                                                                                    Il posto è gradevole,viene  l’acquolina alla bocca,
                                                                                    e il galante che sull’erba la addossa,
                                                                                     nel vedere non so quale forma grida:
                                                                                   “O Dei !Che vedo!  E che non vedo!”
                                                                                      Senza dire cosa:perché erano lettere chiuse.
                                                                                      Allora il paesano fermandoli tranquillo:
                                                                                      “Uomo dabbene ,che vede tante cose,
                                                                                        vedete il mio vitello?ditemelo”      
               
Perrault èparte del gruppo di scrittori che si eressero a veri e propri difensori delle idee dei circoli preziosi.Il suo contributo fondamentale alla costruzione dell’idea nascente di Nazione:la sua ricerca delle fiabe popolari mette in qualche modo in relazione non formale il Popolo ,la Corte e i Grandi del paese.
La  sua protagonista femminile  non accetta l’imperativo assoluto di Barbablu e trasgredisce, pur col rischio di pagare un prezzo alto e ha la meglio,organizzando,con la collaborazione della sorella,i suoi fratelli.

Fiabe Classiche - C.Perrault: Barbablu
(traduzione di Carlo Collodi da "I racconti delle fate")

BARBABLU
     
    C'era una volta un uomo, il quale aveva palazzi e ville principesche, e piatterie d'oro e d'argento, e mobilia di lusso ricamata, e carrozze tutte dorate di dentro e di fuori. Ma quest'uomo, per sua disgrazia, aveva la barba blu: e questa cosa lo faceva così brutto e spaventoso,che non c'era donna, ragazza o maritata, che soltanto a vederlo, non fuggisse a gambe dalla paura. Fra le sue vicinanti, c'era una gran dama, la quale aveva due figlie, due occhi di soleGli diede in sposa la figlia minore e presto, si fecero le nozze. In capo a un mese, Barbablu disse a sua moglie che per un affare di molta importanza era costretto a mettersi in viaggio e a restar fuori almeno sei settimane: che la pregava di stare allegra"Ecco", le disse, "le chiavi delle due grandi guardarobe: ecco quella dei piatti d'oro e d'argento, che non vanno in opera tutti i giorni: ecco quella dei miei scrigni, dove tengo i sacchi delle monete: ecco,  quanto poi a quest'altra chiavicina qui, è quella della stanzina, che rimane in fondo al gran corridoio del pian terreno. Padrona di aprir tutto, di andar dappertutto: ma in quanto alla piccola stanzina, vi proibisco d'entrarvi e ve lo proibisco in modo così assoluto, che se vi accadesse per disgrazia di aprirla, potete aspettarvi tutto dalla mia collera." Ella promette che sarebbe stata attaccata agli ordini: ed egli, dopo averla abbracciata, monta in carrozza, e via per il suo viaggio  Ma lasciata sola presto si annoiò e … vagando per i corridoi del palazzo,.arrivata all'uscio della stanzina, si fermò un momento, ripensando alla proibizione del marito, e per la paura dei guai, ai quali poteva andare incontro per la sua disubbidienza: ma la tentazione fu così potente, che non ci fu modo di vincerla. Prese dunque la chiave, e tremando come una foglia aprì l'uscio della stanzina. Dapprincipio non poté distinguere nulla perché le finestre erano chiuse: ma a poco a poco cominciò a vedere che il pavimento era tutto coperto di sangue accagliato, dove si riflettevano i corpi di parecchie donne morte e attaccate in giro alle pareti. Erano tutte le donne che Barbablu aveva sposate, e poi sgozzate, una dietro l'altra. Se non morì dalla paura, fu un miracolo: e la chiave della stanzina, che essa aveva ritirato fuori dal buco della porta, le cascò di mano. Quando si fu riavuta un poco, raccattò la chiave, richiuse la porticina e salì nella sua camera, per rimettersi dallo spavento: ma era tanto commossa e agitata, che non trovava la via a pigliar fiato e a rifare un pò di colore. Essendosi avvista che la chiave della stanzina si era macchiata di sangue, la ripulì due o tre volte: ma il sangue non voleva andar via: perché la chiave era fatata e non c'era verso di pulirla perbene.
          Barbablu tornò dal suo viaggio quella sera stessa, le richiese le chiavi: ed ella gliele consegnò: ma la sua mano tremava tanto, che esso poté indovinare senza fatica tutto l'accaduto. "Come va", diss'egli, "che fra tutte queste chiavi non ci trovo quella della stanzina?" "Si vede", ella rispose, "che l'avrò lasciata di sopra, sul mio tavolino." "Badate bene", disse Barbablu, "che la voglio subito." Riuscito inutile ogni pretesto per traccheggiare, convenne portar la chiave. Barbablu, dopo averci messo sopra gli occhi, domandò alla moglie: "Come mai su questa chiave c'è del sangue?". "Non lo so davvero", rispose la povera donna, più bianca della morte. "Ah! non lo sapete, eh!", replicò Barbablu, "ma lo so ben io! Voi siete voluta entrare nella stanzina. Ebbene, o signora: voi ci entrerete per sempre e andrete a pigliar posto accanto a quelle altre donne, che avete veduto là dentro."
             Ella si gettò ai piedi di suo marito piangendo e chiedendo perdono, con tutti i segni di un vero pentimento, dell'aver disubbidito. Bella e addolorata com'era, avrebbe intenerito un macigno: ma Barbablu aveva il cuore più duro del macigno. "Bisogna morire, signora", diss'egli, "e subito." "Poiché mi tocca a morire", ella rispose guardandolo con due occhi tutti pieni di pianto, "datemi almeno il tempo di raccomandarmi a Dio." "Vi accordo un mezzo quarto d'ora: non un minuto di più", replicò il marito. Appena rimasta sola, chiamò la sua sorella e le disse: "Anna", era questo il suo nome, "Anna, sorella mia, ti prego, sali su in cima alla torre per vedere se per caso arrivassero i miei fratelli; mi hanno promesso che oggi sarebbero venuti a trovarmi; se li vedi, fà loro segno, perché si affrettino a più non posso". La sorella Anna salì in cima alla torre e la povera sconsolata le gridava di tanto in tanto: "Anna, Anna, sorella mia, non vedi tu apparir nessuno?".
          "Non vedo altro che il sole che fiammeggia e l'erba che verdeggia."
         Intanto Barba-blu, con un gran coltellaccio in mano, gridava con quanta ne aveva ne' polmoni: "Scendi subito! o se no, salgo io". "Un altro minuto, per carità" rispondeva la moglie. E di nuovo si metteva a gridare con voce soffocata: "Anna, Anna, sorella mia, non vedi tu apparir nessuno?".
          "Non vedo altro che il sole che fiammeggia e l'erba che verdeggia."
        "Spicciati a scendere", urlava Barbablu, "o se no salgo io." "Eccomi" rispondeva sua moglie; e daccapo a gridare: "Anna, Anna, sorella mia, non vedi tu apparir nessuno?". "Vedo" rispose la sorella Anna, "vedo un gran polverone che viene verso questa parte..." "Sono forse i miei fratelli? " "Ohimè no, sorella mia: è un branco di montoni."
         "Insomma vuoi scendere, sì o no?", urlava Barbablu. "Un'altro momentino" rispondeva la moglie: e tornava a gridare: "Anna, Anna, sorella mia, non vedi tu apparir nessuno?". "Vedo" ella rispose "due cavalieri che vengono in qua: ma sono ancora molto lontani." "Sia ringraziato Iddio", aggiunse un minuto dopo, "sono proprio i nostri fratelli: io faccio loro tutti i segni che posso, perché si spiccino e arrivino presto."
        Intanto Barbablu si messe a gridare così forte, che fece tremare tutta la casa. La povera donna ebbe a scendere, e tutta scapigliata e piangente andò a gettarsi ai suoi piedi: "Sono inutili i piagnistei", disse Barbablu, "bisogna morire". Quindi pigliandola con una mano per i capelli, e coll'altra alzando il coltellaccio per aria, era lì lì per tagliarle la testa. La povera donna, voltandosi verso di lui e guardandolo cogli occhi morenti, gli chiese un ultimo istante per potersi raccogliere. "No, no!", gridò l'altro, "raccomandati subito a Dio!", e alzando il braccio...In quel punto fu bussato così forte alla porta di casa, che Barba-blu si arrestò tutt'a un tratto; e appena aperto, si videro entrare due cavalieri i quali, sfoderata la spada, si gettarono su Barbablu e, colla spada lo passarono da parte a parte e lo lasciarono morto. La povera donna era quasi più morta di suo marito, e non aveva fiato di rizzarsi per andare ad abbracciare i suoi fratelli.
         E perché Barba-blu non aveva eredi, la moglie sua rimase padrona di tutti i suoi beni: dei quali, ne dette una parte in dote alla sua sorella Anna, per maritarla con un gentiluomo, col quale da tanto tempo faceva all'amore: di un'altra se ne servì per comprare il grado di capitano ai suoi fratelli: e il resto lo tenne per sé, per maritarsi con un fior di galantuomo, che le fece dimenticare tutti i crepacuori che aveva sofferto con Barbablu.
     Così per tutti gli sposi.
     Da questo racconto, che risale al tempo delle fate, si potrebbe imparare che la curiosità, massime quando è spinta troppo, spesso e volentieri ci porta addosso qualche malanno.
   
  Mme de Sévigné impregna di amaro sarcasmo la sua scrittura - come aveva usato un'ariosa ironia,quando aveva voluto comunicare all'amico lontano la notizia mondana sorprendente -   quando racconta dell’esecuzione dell’avvelenatrice.


A M.mede Grignan
                                            A Paris,vendredi 23efévrier 1680.

Venne in carrozza da Vincennes a Paris;soffocò un po’ e fu imbarazzata. La si volle fr confessare,nessuna notizia. alle cinque la si legò e,con una torcia in mano,apparve nel patibolo,vestita di bianco ;è una sorta d’abito per il rogo. Era molto rossa e si vedeva che respingeva il confessore e il crocifisso con violenza.La vedemmo passare all’Hotel de Sully,Mme de Chaulnes e Mme de Sully,la Comtesse(de Fiesque) e molte altre. a Notre-Dame,non volle mai pronunciare l’ammenda onorevole e,alla Grève,si difese quanto poté per  uscire dal patibolo:La si tirò con la forza. La si mise sul rogo,seduta e legata col  ferro. La  si coprì di paglia .
Bestemmiò molto,respinse la paglia  cinque o sei volte ,ma alla fine il fuoco aumentò e la si è persa di vista  e le sue ceneri sono ora nell’aria. Ecco la morte di MmeVoisin,celebre per i suoi crimini e la sua empietà. si crede che ci saranno grandi conseguenze che ci sorprenderanno.
Un giudice ,cui,mio figlio diceva l’altro giorno  che era una strana cosa di farla bruciare a fuoco lento,gli  disse:”Ah! monsieur,ci sono certi piccoli addolcimenti a causa della debolezza del sesso.-Eh che! monsieur le si strangola? –No,ma gli si gettano ceppi sulla testa; i ragazzi del boia strappano loro la testa con uncini di ferro.” vedete bene,figlia mia,che ciò non è così terribile come si pensa. Come state di quel piccolo conte?
mi ha fatto arrotare i denti. una di quelle miserabili che fu impiccata  l’altro giorno,aveva chiesto la vita a M.de Louvois che in quel caso ,avrebbe detto cose strane;fu rifiutata.” Eh bene!disse,siate persuaso che nessun dolore mi farà uscire una parola di bocca.”. Le si dette la domanda ordinaria ,straordinaria ,e così straordinariamente straordinaria che pensò di morirci come un’altra che spirò,il medico tenendole il polso,ciò sia detto per inciso. Questa donna dunque soffrì tutto l’eccesso di quel martirio senza parlare.
La si conduce alla Grève .Prima d’esser gettata,dice che voleva parlare;si presenta eroicamente :”Messieurs,dice,assicurate M. Louvois che sono la sua serva e che gli ho mantenuto la parola,andiamo che si concluda.”Fu spedita all’istante. Che ne dite di questa sorta di coraggio? So ancora mille raccontini gradevoli come questo,ma il modo di dire tutto?
Mentre siamo fra questi orrori,voi siete al ballo ,date grandi cene,il  mio nipotino è a teatro e danza a meraviglia;in verità,è quel che si chiama il carnevale.

L’ arte della conversazione di M. de la Rochefoucault per aprire la discussione del pubblico sul tema del linguaggio rinnovato,strumento per cambiare la condizione sottomessa della dama.

          La conversazione era ,con la lettura,una delle distrazioni degli  habitués delle ruelles ,ovvero di quelli che nel XVIII s. si chiameranno  poi i salotti .Considerata ad un tempo come un’arte,in questo testo è l’oggetto di un’analisi approfondita. Non so come potrà essere utilizzata;intanto la metto da parte tradotta .D’altronde mi è sembrato un documento straordinario per mostrare il grado d'imbarbarimento delle nostre relazioni :mentre traducevo mi venivano davanti agli occhi con ossessiva insistenza i vari salotti televisivi e puoi immaginare le conclusioni che ne traevo sull’evoluzione della specie(per non parlare poi  dei confronti nei periodi di campagne elettorali ....)
      Quel che rende poche persone gradevoli nella conversazione:il fatto che ognuno pensi più a quello che egli ha l’intenzione di dire che a quel che gli altri dicono,e che non si ascolta quasi quando si ha molta voglia di parlare. Tuttavia è necessario ascoltare quelli che parlano;bisogna dar loro il tempo di farsi comprendere,e sopportare anche che dicano cose inutili.
      Ben lungi dal contraddirli e dall’interromperli,si deve,al contrario entrare nella  loro mente e nel loro gusto,mostrare che li si capisce,lodare quel che dicono tanto quanto merita d’essere lodato e far vedere che è piuttosto per scelta che li si loda piuttosto che per compiacenza. Per piacere agli altri ,occorre parlare di quel che essi amano,e di ciò che li tocca,evitare le dispute su cose indifferenti e porre loro di rado domande ,e non lasciar loro mai credere che si pretende di avere più ragione di loro.
     Si devono dire le cose con un’aria più o meno seria e su temi più o meno elevati,secondo l’umore e la capacità delle persone che si intrattengono e ceder loro lietamente il privilegio di decidere,senza obbligarli a rispondere ,quando non hanno voglia di parlare. Dopo aver  soddisfatto così ai doveri della buona educazione,si possono esprimere i propri sentimenti,mostrando che si cerca di appoggiarli sull’opinione di coloro che ascoltano,senza atteggiamenti di  presunzione né  di ostinazione.
 Evitiamo soprattutto di parlare spesso di noi stessi e di porci come esempio. niente è più sgradevole di un uomo che cita se stesso ad ogni proposito.
  Non si può nemmeno applicarsi troppo a conoscere l’inclinazione  e la capacità intellettiva  di quelli a cui si parla,accordarsi alla mente  di colui che l’ha  più vivace ,senza ferire  la tendenza o l’interesse degli altri  con questa preferenza. Allora si devono far valere tutte le ragioni che egli ha detto,  aggiungendo modestamente  i nostri propri pensieri ai suoi,facendogli credere,per quanto è possibile,che è da lui che li si assume.
Non bisogna mai dire nulla con un’aria di autorevolezza,né mostrare alcuna superiorità intellettuale;rifuggiamo dalle espressioni troppo ricercate,dai termini duri o forzati,e non serviamoci affatto delle parole più grandi delle cose. Non è vietato  conservare le proprie opinioni, se sono ragionevoli,ma bisogna arrendersi alla ragione appena essa appare ,da qualunque parte venga:lei sola deve regnare sui nostri sentimenti,ma seguiamola   senza urtale i sentimenti degli altri , e senza far apparire il disprezzo per quello che hanno detto: è pericoloso voler essere sempre il padrone della conversazione ,e di spingere troppo lontano una buona ragione quando la si è trovata . L’onestà vuole che si nasconda talvolta la metà della propria intelligenza e che si gestisca con cura un testardo che si difende male ,per risparmiargli l’onta di cedere. Non piacciamo  certo quando si parla troppo a lungo  e troppo spesso di una stessa cosa, e si cerca di volgere la conversazione su soggetti di cui ci si crede più competenti degli altri. bisogna entrare indifferentemente su tutto quel che loro aggrada,soffermarcisi tanto quanto lo vogliano ,e allontanarsi da tutto quel che non è conveniente per loro.
   Ogni sorta di conversazione ,anche se elevata non è adatta ad ogni genere di persone d’intelletto:
bisogna scegliere  ciò che è di loro gusto ,ciò che conviene alla loro condizione,al loro sesso,ai loro talenti,e scegliere anche il tempo per dirlo. Osserviamo il luogo,l’occasione,l’umore,in cui si trovano le persone che ci ascoltano ,perché se occorre molta arte per saper parlare a proposito,non ne occorre meno  per saper tacere. Esiste un silenzio eloquente che serve ad approvare e a condannare,c’è un silenzio di discrezione e rispetto,esistono infine toni,arie e maniere  che determinano tutto quel che esiste di gradevole e sgradevole ,di delicato o di sorprendente nella conversazione,ma il segreto di servirsene bene è concesso a poche persone;quelli stessi che ne fanno delle regole ci inciampano spesso,e la più sicura che si possa dare è ascoltare molto ,parlare poco,non dire niente di cui ci si possa pentire. 


 (continua)






Nessun commento:

Posta un commento