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lunedì 14 gennaio 2013

Un'escursione intensamente voluta nel Sahara.-1-



Il  Sahara nei pressi di Douz.
Antica Carovana
La tradizionale preparazione del couscous
  

   

“Non entrare se nei granelli di sabbia non sai intravedere il maestoso rincorrersi delle dune negli spazi infiniti del deserto futuro...”
     


    Fine anni ’60,Djerba,Tunisia. Un ristorante sulla spiaggia  di un club-vacanze. I tavoli sono per otto persone,per favorire la socializzazione degli ospiti che ,seduti,poggiano i piedi nella sabbia morbida come i camerieri che affondano fino al polpaccio e avanzano con qualche difficoltà. Tutto,in compenso ,è lindo e ordinato,perché la sabbia ingoia rapidamente qualsiasi rifiuto.
     Ad un tavolo al limite del riquadro,con piena vista mare, due ragazze italiane dall’aria perbene e molto smarrita ascoltano attente e incantate il racconto nostalgico e magico di un’anziana coppia bretone che siede loro di fronte. Con voce bassa,impastata a tratti dall’emozione del ricordo, i due coniugi si alternano nel rievocare le suggestioni di una traversata nel deserto realizzata qualche anno prima .  Raccontano l’incanto degli orizzonti infiniti,il rincorrersi delle dune a perdita d’occhio,la fatica del procedere soli nel silenzio assoluto con il sole a picco inesorabile. E ,all’improvviso,l’incredula percezione dell’ammaliante rumore di una cascatella d’acqua. Certo si tratta di un miraggio. Ma ,incredibilmente ,basta da solo a spegnere l’arsura. Il cinguettio di un uccellino rende più palpabile il miraggio ed annuncia l’apparizione ormai certa dell’oasi con l’ombra delle sue palme,la canzone allegra di un ruscelletto dove sguazzano torme di ragazzini vocianti,e la promessa di dimenticata frescura...
         Le candele,con la loro luce palpitante,aggiungono altro fascino alla serata incantata. La luna piena rende scintillanti le onde che ripetono instancabili il loro gioco di andare incontro alla riva per poi deluderla ritraendosi. La serata   non potrebbe essere più incantevole. Le  due giovani amiche  sono ancora impreparate ad assorbire tutte quelle meraviglie e la loro espressione a bocca aperta è molto eloquente.
              Ci vorranno giorni perché abbiano una reazione adeguata manifesta. E un aiuto importante sarà quello offerto da un gruppo di ragazzi  francesi diventati presto loro amici,che si affannano per i  preparativi dell’organizzazione di una carovana con le loro macchine da attrezzare per la traversata del deserto. I racconti fantastici si intrecciano con i comportamenti ed i gesti molto concreti di quell’iniziativa straordinaria. Le ragazze sono catturate  dall’idea della speciale avventura,ma ancora troppo prudenti  per imbarcarsi col gruppo dei nuovi arrivati. Sarà necessario  aspettare il loro festoso ritorno,ascoltare le cronache minuziose delle loro eccezionali giornate per arrivare alla grande decisione. E’ lo stesso villaggio che organizza una Saharienne per i suoi ospiti in jeep con tanto di autista,meccanico e guida. La risoluzione finalmente presa, non resta che pazientare qualche giorno finché arriva quello della partenza. La mattina presto il primo rituale estraniante tra il pratico e il folcloristico:la  vestizione. E invece di sottolineare il ridicolo e ironizzare, come è  di solito nella loro natura ,sulla trasformazione operata all’aspetto del gruppo -da tutti quegli  shesh e djellaba dai colori improbabili,che serviranno pure a proteggerli dal sole,ma sono davvero ridicoli - Veronica e Lisa prendono tutto molto sul serio  e si sorprendono a precorrere  emozioni  sconosciute  proprio col sostegno di quei banali segni esteriori.
Veronica con shesh e djellaba
       Questo duplice piano dell’emozione e dell’ironia  tornerà poi per caratterizzare tutto il percorso. A cominciare dai compagni di viaggio. Persone  che a casa loro saranno state pure normali ,ma che, nella jeep alla quale sono state assegnate   Veronica e Lisa ,sembrano appartenere di diritto alla dimensione dell’assurdo. Una coppia sarda in viaggio di nozze che per tutto il viaggio ,senza dire una parola,non si lascerà però sfuggire neppure una foto ad ogni pompa di benzina incontrata;una coppia milanese di più  maturi innamorati che ,invece ,anche se non sembrano conoscere altre parole che “amore mio” e  tesoruccio” ,ne riempiranno impietosamente l’aria,a tutte le ore. C’è poi anche  una stangona di ragazza in fiore” nordica,splendidamente fasciata in una sorta di salopette nera ampiamente scollata e senza maniche, che sottolinea in modo abbagliante la sua vellutata pelle alabastrina e i suoi setosi lunghi capelli biondo grano , che rifiuta in modo categorico di sostituire con  gli indumenti  pittoreschi  che il resto della carovana ha accettato con curiosità di vestire. E’ la sola che difende rigidamente il suo “stile” di modella di successo .Resterà silenziosa e solitaria per tutto il viaggio forse per motivi di lingua o più probabilmente per la dolorosa scoperta del  costo alto che per il rifiuto del ridicolo le  tocca pagare: un vero massacro .Resterà ,infatti ,fin dalla prima sosta,  troppo abbattuta dallo stato in cui il sole sahariano ha ridotto il suo corpo , che all’inizio tutti avevamo ammirato come qualcosa di straordinariamente seducente:una distesa di piaghe prima rosso vivo,poi sanguinolente e infine purulente che volgono al giallo e al marroncino e che dal volto all’abbondante decolleté ,alle braccia  fino alle mani  che non risparmia,a suo dire,neanche le parti coperte. E, infine ,soprattutto,tre belgi fantastici,che si assumeranno, per loro propria iniziativa ,il compito di guardie del corpo delle due giovani italiane. Uno di loro,il più anziano,fedelissimo ai clichés più consolidati della tradizione satirica legata agli ufficiali coinvolti nelle imprese militari delle colonie. Distaccato,diffidente,alto e segaligno,che riesce a mantenere rigide posture anche dentro la jeep,per centinaia di chilometri. Il secondo,molto più giovane,che saltella e si muove come un cucciolo,piccolo e tondo,dall’aria ingenua e dall’atteggiamento  premuroso e socievole. E infine Krikri,il più giovane,proprio belloccio,alto,slanciato ,con una cascata di riccioli biondi che gli incorniciano il volto,riservato e all’apparenza, poco interessato a intrecciare rapporti con gli altri.



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