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mercoledì 27 aprile 2016

La castradina,piatto veneziano secondo Michela Gambillara.



 Da "La regina degli zingari a Venezia",di Michela Gambillara.



Per la Festa della Salute a casa cucinavano la castradina, cioè una coscia di montone castrato che viene salato, affumicato ed essicato, che arriva dalla Dalmazia. Si mangia il giorno della Madonna della Salute in omaggio ai Dalmati, che durante il periodo di isolamento per la grande pestilenza del 1630, erano gli unici a rifornire di cibo la città. I veneziani per quell'anno mangiarono solo carne di montone che avevano imparato a conservare con la salmistratura.
E così, nel giorno in cui si celebra ancora dopo cinque secoli la fine della pestilenza, a Venezia si usa ancora mangiare come allora. Oggi, dopo tanto tempo, ho deciso di preparare la castradina, come la facevano a casa mia a Cannaregio.  Ricordo l’odore forte, di selvatico che si spargeva per la casa, durante la preparazione, mia madre diceva che schifo e gelava la casa tenendo le finestre aperte tutto il giorno, invece vorrei proprio di nuovo sentirlo.
Un cosciotto di montone, una verza, sale e pepe, olio. Ho raschiato con una spazzola la carne in modo da togliere il più possibile la salmistratura e messo a bollire cambiando l'acqua ogni volta che bolle, per tre volte. (La ricetta originale dice "tre volte in tre giorni" in ricordo della processione di tre giorni e tre notti intorno a San Marco a cui i veneziani dell'epoca conferirono il potere di aver placato l 'ira di Dio e quindi la peste). Ho scolato la carne e ricoperto nuovamente la castradina di acqua per la cottura definitiva, e’ pronta quando la carne è morbida e quasi si sfalda, con la verza tagliata a striscioline sottili e poi scaltrita. Una spruzzatina di aceto, pronta. E poi, ho pensato, magari piace anche a Sara Crelia, e’ un piatto che arriva proprio dalle sue parti e così quando è rientrata, in questa sera di freddo, umido e nebbia, l’ho invitata a mangiare con me.

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